NULLITA’ DEL CONTRATTO DI MUTUO FONDIARIO

Com’è noto il credito fondiario ha per oggetto la concessione, da parte della banca, di un finanziamento a medio e lungo termine garantito da una ipoteca di primo grado sull’ immobile dato in garanzia. L’art.38 comma 2 T.U.B prevede che tale finanziamento non possa essere concesso per un importo superiore all’80% del valore dell’immobile dato in garanzia. Giova però ricordare che la percentuale del finanziamento può essere elevata al 100%, qualora vengano prestate garanzie integrative e che in presenza di precedenti iscrizioni ipotecarie su un immobile, ai fini della determinazione dell’ammontare massimo del finanziamento di credito fondiario, al relativo importo va aggiunto il capitale residuo del finanziamento pregresso.

Con l’ordinanza del 27 novembre 2019 n.31057 la Corte di Cassazione I sezione ha ribadito il principio già espresso con le sentenze n.17439/19, 24138/18 ,22466/18 per il quale il mancato rispetto della quota finanziabile con il mutuo fondiario (80% del valore dell’immobile) comporta la nullità dell’intero contratto ed il venir meno della connessa garanzia ipotecaria.

Di modo che si sono aperte nuove possibilità per rivolgersi al Tribunale e far dichiarare la nullità del mutuo sottoscritto, specialmente quando a mezzo di consulenti artatamente istruiti, la banca ha provveduto a sovrastimare l’immobile per concedere finanziamenti più elevati. Lo Studio Legale Monetti&Associati (www.monettieassociati.it), a tutela di tutti i cittadini che hanno stipulato dei mutui fondiari con gli Istituti di credito e che sono incorsi nelle problematiche innanzi citate, offre una consulenza gratuita al fine di poter valutare se sussistono le condizioni per agire in giudizio e far dichiarare la nullità del contratto di mutuo fondiario stipulato .

Il nostro team di, consulenti, commercialisti ed avvocati esperti di diritto bancario, successivamente all’invio della documentazione necessaria, valuterà la fattibilità di una azione legale, indicando costi e tempistica e seguirà con la massima professionalità ed affidabilità l’eventuale incarico ricevuto. Per contattarci invia un e-mail all’indirizzo info@monettieassociati.it oppure entra nel nostro sito www.monettieassociati.it clicca su aree attività-sezione diritto civile e dopo esseri registrato invia la tua richiesta.

Avv.Marco Monetti, Founder and Managing Partner dello Studio Monetti & Associati

Il 26 aprile 1985, il procuratore Diego Marmo, parlando di Tortora in aula lo definì «cinico mercante di morte». Il legale del giornalista chiese di moderare i termini, ottenendo come risposta: «Il suo cliente è diventato deputato con i voti della camorra!», al che Tortora si alzò in piedi dicendo: «È un’indecenza!», e il pm chiese di procedere per oltraggio alla corte….sono trascorsi 34 anni da quella triste vicenda e la situazione è addirittura peggiorata….troppi errori, eccessivo giustizialismo e colpevolismo e anche al contrario tanti delinquenti rimessi in libertà per cavilli procedurali…urge una riforma seria che diminuisca i tempi dei processi (la Corte di Cassazione come è concepita oggi non serve a nulla )e soprattutto che ripristini e rafforzi il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio, principio troppe volte dimenticato da chi giudica e decide sulla vita delle persone.


Avvocato Marco Monetti
Founder and Managing Partner dello Studio Monetti & Associati

DISSERVIZI TELEFONICI  IN VALLE CAUDINA E IMPOSSIBILITA’ DI TUTELA PER I CONSUMATORI

Nelle ultime due settimane si sono succeduti ininterrottamente disservizi telefonici in vari paesi della Valle Caudina  che hanno cagionato enormi disagi a migliaia di utenti. Nessuna novità, ormai  nei nostri territori da oltre 10 anni, assistiamo a  continue interruzioni delle linee telefoniche,  senza che le compagnie nulla facciano per ammodernare i propri obsoleti impianti e  far cessare tale insostenibile situazione. Orbene esiste una normativa che prevede in caso di disservizio telefonico  l’obbligo per le compagnie  di risarcire i propri utenti con un indennizzo automatico, la cui entità è direttamente proporzionale  alla  durata dell’evento interruttivo. Sennonché le compagnie telefoniche, in questi anni,  incuranti delle normative di legge, a fronte dei continui disagi cagionati agli utenti della Valle Caudina , piuttosto che risarcire  il dovuto,  hanno  inteso resistere a tutti i   giudizi instauratisi. E’ derivato, quindi, da tale comportamento illecito delle compagnie telefoniche un inevitabile enorme  contenzioso. I Giudici aditi, però,  chiamati a decidere   quelle cause scaturite  da disservizi telefonici di vaste zone del territorio  hanno tutti   ritenuto di accogliere le tesi difensive  delle compagnie telefoniche e di conseguenza rigettare le domande dei consumatori. Si sono venuti così  a creare dei precedenti giurisprudenziali per i quali oggi di fatto è impedito a qualsiasi  utente telefonico( che abita in Valle Caudina) ricorrere alla giustizia ordinaria  a   fronte di disservizi derivati  da interruzioni del segnale in  zone del territorio dov’è residente. Ulteriore particolare che assolutamente non può essere sottaciuto è che  le statuizioni  dei Giudici aditi sono derivate per la maggior parte, non dall’approfondimento  delle risultanze processuali dei singoli giudizi, ma da   apposite riunioni nelle quali hanno  deciso  che le cause promosse dai consumatori siccome  erano migliaia, non avevano pari dignità di tutti gli altri giudizi ordinari   ed   erano,  “a prescindere”, non meritevoli di accoglimento. Non si spiegherebbero altrimenti  le decisioni dei tanti giudici che per esempio  hanno rigettato  le domande degli utenti della Vodafone per il notorio disservizio del febbraio 2012 ( durato ben 14 giorni),  sul presupposto che la nevicata che interessò in quel periodo tutta Italia ed anche  la Valle Caudina fu tale da provocare  crolli, cadute di alberi e interruzioni elettriche che determinarono a loro volta le interruzioni del segnale della compagnia telefonica. Tali circostanze oltre che non essere state  provate nei singoli giudizi sono anche  false perché in Valle Caudina, com’è noto  a tutti i suoi abitanti,  al di là di qualche disagio, nulla accadde di rilevante. Del   resto sarebbe stato sufficiente per i giudici  al fine di ritenere non applicabile  l’esimente della forza maggiore, non ignorare l’ ammissione  della società telefonica di non aver dotato il suo ripetitore  di un  gruppo elettrogeno . I fatti, innanzi descritti, seppur brevemente, a parere dello scrivente, meritano un profondo approfondimento in tutte le sedi competenti. Oltre al senso di impotenza che è derivato  agli avvocati che hanno patrocinato queste cause, quello ch’è più, e che risulta   molto difficile  da accettare, è  che  in Valle Caudina, nell’anno 2019, gli utenti telefonici debbano  assistere inermi  a  disservizi quotidiani della telefonia ed essere consapevoli che tali interminabili illeciti contrattuali rimarranno impuniti perché i Giudici territorialmente competenti hanno orientamenti, “ a prescindere”, favorevoli alle società telefoniche.